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Obbligazioni: a tasso fisso, variabile o convertibili
Data la carenza di liquidità in cui versano attualmente le casse di stati e società, negli ultimi mesi si è assistito all'emissione di obbligazioni da parte di entrambi, allo scopo di recuperare liquidità a debito, nell'attesa di una prossima ripresa economica internazionale. A parte i titoli di stato (Bot, Cct, Btp), in Italia le obbligazioni sono emesse principalmente dagli istituti di credito, ad esempio Intesa San Paolo o Unicredit. Esistono tantissime tipologie di obbligazione, per venire incontro alle differenti disponibilità economiche e di tempo degli eventuali investitori (obbligazionisti). Le obbligazioni a tasso fisso sono tra le più sicure. A scadenze prestabilite, la società s'impegna a staccare la cedola, il reddito sul capitale versato, cui viene applicato sempre lo stesso tasso d'interesse, fissato al momento dell'emissione dell'obbligazione. Seguendo gli andamenti del mercato, le obbligazioni a tasso variabile possono risultare più o meno lucrose di quelle a tasso fisso. In entrambi i casi la società è chiamata a restituire alla scadenza del contratto il capitale versato dall'obbligazionista. Quest'ultimo infatti, a differenza dell'azionista, non partecipa in quanto socio degli eventuali utili o perdite della società, di cui rimane soltanto un creditore. Esistono però le obbligazioni convertibili, una forma ibrida fra titoli obbligazionari e azioni. Possono essere a tasso fisso come variabile, ma contemplano anche la possibilità di convertirsi in veri e propri titoli azionari. Ossia, secondo tempi e modalità stabilite al momento della sottoscrizione, l'investitore può scegliere di diventare socio azionario. (foto © panorama.it) |
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